I CENTO PASSI: RECENSIONE FILM

I 100 PASSI

Cast

Paolo Briguglia, Ninni Bruschetta, Luigi maria Burruano, Luigi Lo cascio, Lucia Sardo, Andrea Tidona, Francesco Giuffrida, Fabio Camilli, Pippo Montalbano, Domenico Centamore

Regia

Marco tullio Giordana

Sceneggiatura

Marco tullio Giordana, Claudio Fava, Monica Zapelli

A Cinisi, paesino siciliano schiacciato tra la roccia e il mare, nei pressi dell’aeroporto, utile quindi per il traffico di droga, cento passi separano la casa di Peppino Impastato da quella di Tano Badalamenti, il boss locale. Peppino, bambino curioso che non gradiva il silenzio opposto alle sue domande, al suo sforzo di capire, nel 1968 si ribella come tanti giovani al padre. Ma in Sicilia la ribellione diventa sfida allo statuto della mafia. Quando si batte insieme ai contadini che si oppongono all’esproprio delle loro terre per ampliare l’aeroporto  Peppino conosce le prime sconfitte, ma scopre l’orgoglio di una vocazione. Dopo varie esperienze fonda “Radio aut” che infrange il tabù dell’omertà e con l’arma del ridicolo distrugge il clima riverenziale attorno alla mafia. Tano Badalamenti diventa Tano Seduto e Cinisi è Mafiopoli.  Il clima per lui si fa pesante: il padre cerca di farlo tacere, madre e fratello sono solidali con lui. Quando arriva il Settantasette, mentre c’è chi si rifugia nel privato, lui si presenta alle elezioni comunali. Due giorni prima del voto lo fanno saltare in aria sui binari della ferrovia con sei chili di tritolo. La morte coincide con il ritrovamento a Roma del corpo di Aldo Moro, viene rubricata come “incidente sul lavoro” poi, dopo che gli amici mettono a disposizione degli inquirenti molti indizi dell’esecuzione diventa addirittura “suicidio”. Solo vent’anni dopo la Procura di Palermo rinvierà a giudizio Tano Badalamenti come mandante dell’assassinio.

GIUDIZIO CRITICO

Abbiamo  trovato questo film molto vero, tristemente vero, poiché  racconta eventi realmente accaduti.

Peppino Impastato è  un giovane ragazzo di paese che non china la testa davanti al clima mafioso di cui il suo paese è palesemente impregnato. La sua radio, la sua protesta, hanno fatto storia, hanno lasciato il segno. Ancora oggi lo si ricorda come un simbolo ed esempio.
L’aspetto di tutta la vicenda che più ci ha colpito, e che ci ha fatto commuovere, è la distanza che si viene a creare tra gli affetti e le idee di Peppino che deve pagare un prezzo veramente molto (troppo) alto per continuare la sua battaglia liberamente: il padre lo allontana da tutta la famiglia, per salvarlo, ma i suoi sforzi sono stati inutili, anche lui viene ucciso.
Il personaggio più complesso è proprio il padre: mentre Peppino, determinato, mai esitante, va per la sua strada, il padre si trova tra due fuochi: il potere della mafia, cui è vincolato e debitore, e l’amore per il figlio. Se da una parte tenta in ogni modo di dissuadere il figlio dai suoi intenti , dall’altra lo protegge e gli fa da scudo.
Peppino, nonostante sia consapevole di mettere la sua vita in pericolo,  continua coraggiosamente la sua lotta, poiché sa che smascherare la mafia significa portare vera libertà ai giovani come lui e alla sua terra.

Consigliamo a tutti i ragazzi e non solo di conoscer la vita di questo giovane eroe: esempio di coerenza e ricerca del vero per tutti.

VOTO: DISTINTO

Jennifer Tonincelli e Samra Bektic 3^C

UN DISEGNO PER LA MUSICA, DI DANIELE ZANOLLI

PREMIAZIONE DI DANIELE  ZANOLLI

Il disegno eseguito da Daniele  Zanolli, in occasione del concorso “UN POSTER PER LA PACE”,  è stato donato al “Progetto NOI Musica”dai Lions Quest di Desenzano.

L’ideatore di questo progetto è Don Luca Nicocelli.

Il  quadro di Daniele è stato regalato  in occasione del “Concorso Canoro per Voci  Bianche” tenuto a San Martino della  Battaglia.

 

LA BANDIERA DELLA PACE

 LA VERA STORIA DELLA BANDIERA DELLA PACE

   Peace,No War

Nel racconto, (tratto dalla Bibbia, Antico Testamento) di Noè e l’arca, Dio fa apparire un arcobaleno promettendo che non ci sarà mai più un altro diluvio universale. L’arcobaleno è diventato così il simbolo della Pace tra terra e cielo e, per estensione, tra tutti gli uomini. I colori dell’arcobaleno sono anche utilizzati come segno della “convivialità delle differenze” per la loro caratteristica fisica di restituire la luce bianca se fatti roteare velocemente. E la medesima definizione di simbolo di Pace attribuito alla bandiera può già trovare la sua spiegazione nella parola greca syn-ballo che significa mettere insieme così proprio come fa l’arcobaleno che mette insieme tutto e tutti.

La prima bandiera a raggiungere una certa popolarità al posto della attuale scritta “PACE” , aveva impressa al centro una colomba bianca, disegnata da Pablo Picasso, quale messaggio universale di fratellanza, in seguito adottata in via ufficiosa anche dall’ONU.

Negli anni del dopoguerra, fino alla fine degli anni cinquanta era un simbolo che, non poteva essere issato a sventolare su un edificio e chi lo faceva era perseguibile a norma di legge.

In Italia fece la sua comparsa il 24 Settembre 1961, per una protesta antinucleare, Aldo Capitini fece cucire, in tutta fretta, da alcune amiche perugine, delle strisce colorate da portare alla marcia. La “nostra” prima bandiera della Pace è attualmente conservata a Collevalenza,

Il primo ad utilizzare i colori dell’arcobaleno (che hanno la caratteristica fisica di restituire la luce bianca se fatti roteare velocemente) come simbolo di fratellanza tra i popoli è stato il filosofo e pacifista Bertrand Russel, animatore del “Comitato dei 100″ che riuniva personalità della cultura mobilitate negli anni ’50 contro la minaccia nucleare. I colori dell’iride furono simbolo di pace e di speranza dopo la tempesta della seconda guerra mondiale.

Oggi i colori dell’arcobaleno possiamo trovarli anche nelle colorate bandiere della preghiera che si trovano sulle vette delle montagne dove sorgono i monasteri buddisti, apportatrici di influssi positivi che il vento deve trasportare nei cuori delle persone; questi colori sono associati ai sette chakra, le ruote, i vortici, i centri energetici del nostro corpo attraverso i quali l’energia dell’Universo viene convogliata e resa disponibile per portare armonia.

Gal Alexandru Classe3C

LA BANDIERA DELLAPACE: un cammino ancora lungo da percorrere

Nel racconto del diluvio universale Dio pone l’arcobaleno come sigillo della sua alleanza con gli uomini e con la natura. L’arcobaleno è diventato così il simbolo della Pace tra terra e cielo e, per estensione, tra tutti gli uomini.

PURTROPPO per questa bandiera la strada non è ancora terminata:  la pace è ancora difficile da raggiungere

… in Palestina e Israele dove  non si riesce ancora a trovare la pace per questioni religiose e politiche,

..in Africa dove sono presenti più di 25 conflitti in atto nei quali sono coinvolti Burundi, Congo, Sudan e Darfur,

…in Afghanistan  dove gli Stati Uniti e soldati delle forze di pace, tra cui nostri italiani,  cercano di combattere il terrorismo in seguito all’attentato alle torri gemelle cercando di raggiungere al-Queieda, è in corso dal 7.10. 2001  e  non è ancora finita nonostante l’obbiettivo iniziale di uccidere Bin Laden  è stato raggiunto,

…in sud America dove la guerra al narcotraffico e la guerriglia interna provoca ogni anno decine di vittime in Colombia,

Questi sono solo alcuni tragici esempi poiché ad oggi ci sono più di 30 conflitti in atto nel mondo.

 

Flora Bacchi 3.c

Il cammello e il cactus

C’ era una volta un cammello di nome Alfredo, era presuntuoso e si divertiva a sfidare e umiliare gli altri abitanti del deserto Picchiasol in gare assurde, che  s’ inventava continuamente e nelle quali non poteva perdere.

 Una volta,  per esempio,  fece una sfida con il dromedario Josuè: la gara consisteva nel riuscire ad avere più gobbe dopo una bella bevuta; ma come sapete, i dromedari hanno una gobba sola, mentre i cammelli due e quindi non ci fu storia. Un giorno Alfredo, mentre girovagava per il deserto, vide la preda ideale, ingenua al punto  giusto: un cactus.

Alfredo gli si mise davanti e iniziò a pavoneggiarsi dicendo che lui era il migliore, il figlio della perfezione e al cactus parve subito irritante. Finito di elogiarsi, il cammello disse al cactus:” Ti va una gara?”.

“Di che genere?”, chiese lui.

Il cammello ci pensò un po’ e poi rispose:” Una gara a chi trova prima l’ acqua in questo deserto”.

Il cactus accettò immediatamente e la sfida ebbe inizio.

Alfredo era sicuro che avrebbe vinto lui visto che il cactus non si poteva muovere. Cercò e cercò, il povero Alfredo, senza trovare una sola goccia d’ acqua.

 La sete cresceva dentro di lui e dopo cinque ore con il sole che gli batteva in fronte come un martello pneumatico,iniziò a delirare.

 Tornò dal cactus che era fresco e riposato,con un sorriso stampato sul volto. Alfredo si accasciò a terra e disse:”sono stremato!”.

Il cactus allora, si fece un piccolo taglio dal quale uscì dell’acqua che bagnò le labbra di Alfredo e gli disse: “Sciocco! Mai giudicare un libro da una copertina e una persona dall’aspetto esteriore; e, a proposito, ho vinto io!”

Tutti gli abitanti del deserto Picchiasol, corsero  ad acclamare il vincitore e il dromedario Josuè lo abbracciò anche se si ritrovò pieno di spine.

Dopo quella lezione, Alfredo chiese scusa a tutti per il suo comportamento e non ci furono più sfide.

                                                                                                                                                                                                                                        Alessandro Scalpari  classe ID

Premiazione concorso “i bambini conoscono la pace”

Mercoledì 07 marzo 2012 i partecipanti al concorso “Un poster per la pace” si sono recati a Santa Barnaba a Brescia per la premiazione, erano presenti i rappresentanti di molte  scuole… E noi siamo stati nuovamente premiati!!!

E questa volta possiamo dire di essere rimasti molto sorpresi perchè non se lo aspettava la nostra prof.  Franca  Favarato e nemmeno noi alunni.

Eravamo già soddisfatti per aver partecipato, figuratevi quando abbiamo saputo che il disegno di un nostro compagno era arrivato primo. Durante la cerimonia di premiazione lo sfondo del palco si è animato con i disegni di tutti i ragazzi che hanno partecipato (dei veri capolavori) e poi è diventata protagonista la musica. 

Bravissimi dunque i nostri compagni: Giulio Bertollo, Chiara Forti e Tobias Zeni e bravissima la nostra prof.  Franca  Favarato che ci fa vivere queste esperienze!!!

Ecco alcune immagini della premiazione e del concerto:

TERREMOTO A TOSCOLANO MADERNO

Maderno, 25/01/2012

Panico nella scuola di Toscolano

Era una normale mattina, quando ad un tratto … una scossa di terremoto seminò il panico nella nostra classe. Cominciarono a tremare i banchi e poi tutte le pareti. Tutti noi, spaventatissimi, ci  riparammo subito  sotto i banchi.
La profe ci rassicurò e disse a tutti di stare calmi e di aspettare la conclusione della scossa.
In quei momenti pensai al peggio: pensai ai video sul terremoto che si vedono al telegiornale e ho creduto che  tutte le conseguenze  terribili di un terremoto potessero accadere anche a noi.
Quegli istanti, sotto i banchi,  passarono molto lentamente, sembravano durare ore!
Qualche secondo dopo, la campanella del segnale di evacuazione suonò.

Uscimmo tenendoci per mano, rispettando le precedenze, per non mischiarci con le altre classi, e le procedure che avevamo imparato nelle prove di evacuazione svolte in questi anni,  che avevamo sempre vissuto con superficialità e come fossero motivo di svago che ci allontanava dalle lezioni.

Ora ci rendiamo conto della loro importanza!
In giardino i professori contattarono la protezione civile per informarsi sulla gravità della scossa.
La paura fece diventare la mattinata ancora più gelida. Infreddoliti, poichè eravamo usciti in fretta senza recuperare i giubbini, rimanemmo in cortile chiedendoci: “sarà successo qualcosa di grave a casa? Le nostre famiglie  sapevano che eravamo in salvo?”.

Le incertezze erano tante.
Solo quando gli insegnanti ebbero l’autorizzazione da Salò potemmo tornare in classe e riprendere le lezioni, seppure un po’ di paura fosse rimasta in ognuno di noi.

FILIPPO ZAMUNARO    classe 2C

 

Scuola evacuata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Effetti di un terremoto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ITALIA: le zone sismiche

RIFLESSIONI SU UNA TRAGEDIA DEL XX SECOLO…LE FOIBE

Foibe,
profondissime cavità carsiche
che alla loro vista
o al loro tocco
per molti
la morte
era certa.
Foibe,
bocche cupe
come quelle di un demone
che divora anime innocenti.
Un demone di nome Tito
le trasformò in inferno
per migliaia di persone
senza colpa
senza ragione
o forse una colpa c’era
erano ITALIANI!

Federico Zane classe 3C

 

 

 

 

 

 

 

 

O Italiani

che siete stati presi

dalle vostre case

che siete stati gettati

nelle foibe

grotte carsiche cupe

come il cuore di Tito,

un folle,

che vi incriminò di colpe

inesistenti,

per la guerra appena conclusa

per la vostra nazionalità

per il piacere di uccidere…

O italiani

vi prometto

che io, italiano

non rinuncerò mai a dire

come voi avete fatto

“VIVA L’ITALIA”.

Meroni Marco 3C

Leggendo i pannelli in mostra

voce ai testimoni

UNA TRAGEDIA DIMENTICATA DEL XX SECOLO: LE FOIBE

Ascoltando i racconti dell’On. Rubessa e leggendo i pannelli in mostra sulla tragedia delle foibe, mi stupisco dell’amore per la Patria che i nostri avi provavano.

Oggi questo legame non si sente più; non si sente più sulla bocca di noi italiani “Viva l’Italia”; non si vedono scritte patriottiche sui muri, a volte si leggono solo scritte che sperano in divisioni, separazioni…

Se solo tutti ricordassero cosa hanno sofferto i nostri nonni, bisnonni, per potersi sentire veramente parte di una patria unita: hanno patito guerre, fame, morte…

Perché noi nuove generazioni, non riusciamo a sentirci parte di un unico popolo?

Nessuno ce ne parla, è un argomento ignorato…

Per conoscere un po’ della storia del nostro paese non ci resta chela Scuola.

Noi non abbiamo sentito i racconti dei nostri nonni sulla tragedia della seconda guerra mondiale; mai nessuno ci ha parlato di Foibe.

Questa tragedia l’abbiamo conosciuta da poco.. eppure non è successa secoli fa: fa parte della nostra storia, è parte di noi.

È terribile pensare  che migliaia di persone sono state uccise,  migliaia sono state poste davanti ad una scelta terribile: lasciare la propria città, la propria casa oppure essere uccisi…

È terribile pensare che persone scappate dalla loro terra d’Istria non vengono accolte dalla loro Patria:l’Italia… Eppure questi esuli erano nostri concittadini..

Penso che noi italiani ignoriamo troppo le nostre origini.

Si sentono più italiani i discendenti dei nostri emigrati, che vivono ormai da generazioni nelle tante  Little Italy sparse per il mondo… Difficile per me chiamarli italiani: molti non sanno una parola della nostra bellissima lingua, eppure rivendicano con orgoglio la loro origine…

Non amo i nazionalismi o l’eccessivo patriottismo, ma servirebbe molto all’Italia e agli italiani ricordarci ogni tanto chi siamo.

Bacchi Flora 3C

alcuni pannelli in mostra

 

diamo voce ai testimoni

L’ On.Rubessa, testimone di questa tragedia dimenticata

Giornata del Ricordo 2012

10 FEBBRAIO 2012

 

Quel giorno, quando è suonata la campanella, nessuno di noi si è chiesto perché.

Sapevamo cosa stava succedendo e cosa significava il suo suono.

Qualche giorno prima in classe abbiamo affrontato il dramma delle foibe, attraverso la lettura di alcuni documenti storici, che ci ha fornito l’insegnante, perché purtroppo il nostro libro di testo, come molti altri, dedica all’argomento solo poche righe. La cosa ci ha fatto pensare e discutere. Ci siamo chiesti il motivo di questo silenzio, silenzio dei media, silenzio dei libri di scuola…

Quanto è accaduto durante e alla fine della seconda guerra mondiale a tanti italiani in Istria e a Trieste è stato dimenticato troppo a lungo. L’incontro organizzato con l’Onorevole Rubessa è stato molto interessante:  i documentari che ci ha mostrato hanno reso reale quello che avevamo solo potuto immaginare. Siamo rimasti molto colpiti anche dai suoi racconti, quelli personali, soprattutto di quando lui aveva sei anni e vedeva la gente, spaventata dai titini, che scappava dalla propria terra.

Quel giorno non abbiamo fatto una semplice lezione scolastica, abbiamo aperto gli occhi su un momento della storia molto doloroso.

 

 

Gli alunni della classe 3B

La penisola istriana con le foibe individuate

Il nostro relatore/testimone, l’ On. Rubessa, all’epoca di questi tragici avvenimenti aveva solo 6 anni